Settimo Cielo di Sandro Magister: « Sì » o « no » per me pari sono. A Firenze « Amoris laetitia » funziona così-l’équilibriste Bergoglio penche à gauche toute:divorcés-remariés,LGTB,prêtres défroqués,communisme,etc

Settimo Cielo di Sandro Magister
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« Sì » o « no » per me pari sono. A Firenze « Amoris laetitia » funziona così

Firenze

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Quella dei vescovi di Malta è solo l’ultima delle istruzioni che alcuni vescovi hanno dato alle rispettive diocesi, su come interpretare e mettere in pratica « Amoris laetitia ».

Istruzioni spesso tra loro contraddittorie, per cui avviene che in una diocesi la comunione ai divorziati risposati che vivono « more uxorio » è ammessa, mentre in un’altra diocesi, magari confinante, no.

Ma c’è di più. Accade persino che in qualche diocesi siano ammessi ufficialmente sia il « sì » che il « no », tutti e due insieme.

È questo il caso, ad esempio, dell’arcidiocesi di Firenze.

Qui l’arcivescovo, il cardinale Giuseppe Betori, ha fatto partire un « percorso diocesano di formazione » per istruire i sacerdoti e fedeli sulla giusta lettura di « Amoris laetitia ».

Nella prima tappa del percorso, lo scorso 8 ottobre, per una introduzione generale al documento di papa Francesco, Betori chiamò il cardinale Ennio Antonelli, suo predecessore come arcivescovo di Firenze e poi presidente dal 2008 al 2012 del pontificio consiglio per la famiglia, un’autorità in materia.

Antonelli dettò istruzioni in perfetta continuità con il magistero dei precedenti papi, escludendo quindi la comunione ai divorziati risposati che vivono « more uxorio ». E tenne fermo questo divieto nonostante pochi giorni prima, per la diocesi di Roma, il cardinale vicario Agostino Vallini avesse dato il via libera alla comunione, con l’approvazione di Francesco:

> A Roma sì, a Firenze no. Ecco come « Amoris laetitia » divide la Chiesa

Dopo di che, una volta al mese, Betori ha chiamato e sta chiamando altri oratori, per illustrare l’uno dopo l’altro i vari capitoli di « Amoris laetitia ».

Ma a chi affiderà, il 25 marzo, il compito di dettare le linee guida per l’interpretazione del capitolo ottavo, quello più controverso?

A monsignor Basilio Petrà, presidente dei teologi moralisti italiani, cioè a uno dei più accesi sostenitori del via libera alla comunione ai divorziati risposati.

In un ampio commento dell’esortazione sinodale pubblicato lo scorso aprile sulla rivista « Il Regno », Petrà ha addirittura escluso come « non necessario » l’affidarsi al sacerdote e al foro interno sacramentale, cioè alla confessione, per « discernere » se un divorziato risposato può fare la comunione.

Ha scritto:

« Il fedele illuminato potrebbe giungere alla decisione che nel suo caso non ci sia la necessità della confessione ».

E ha spiegato:

« È [infatti] del tutto possibile che una persona non abbia l’adeguata consapevolezza morale e/o non abbia libertà di agire diversamente e che, pur facendo qualcosa oggettivamente considerato grave, non compia un peccato grave in senso morale e dunque non abbia il dovere di confessarsi per accedere all’eucaristia. ‘Amoris laetitia’ al n. 301 allude chiaramente a questa dottrina ».

Come dire: libero ciascuno di fare da sé, « illuminato » o inconsapevole che sia.

Al 25 marzo mancano un paio di mesi. E da qui ad allora per il clero e i fedeli di Firenze dovrebbe continuare a valere il « no » dettato e argomentato dal cardinale Antonelli.

Ma dopo il 25 marzo anche il « sì » avrà valore ufficiale. Nella stessa diocesi. E ci si stupisce se poi nascono dei « dubia » sulla chiarezza di « Amoris laetitia »?
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19 gennaio 2017
Italiano
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19 gen
« Yes » Or « No » Are All the Same To Me. In Florence « Amoris Laetitia » Works This Way

Firenze

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Those of the bishops of Malta are only the latest of the instructions that some bishops have given in their respective dioceses, on how to interpret and put into practice “Amoris Laetitia.”

Instructions that often contradict each other, so that in one diocese communion for the divorced and remarried who live “more uxorio” is allowed, while in another diocese, perhaps even a neighboring one, it is not.

But there’s more. It even happens that in some dioceses both the “yes” and “no” are officially allowed, the two together.

This is the case, for example, with the archdiocese of Florence.

Here the archbishop, Cardinal Giuseppe Betori, has initiated a “diocesan course of formation” to instruct priests and faithful on the correct interpretation of “Amoris Laetitia.”

In the first part of the course, last October 8, for a general introduction to the document of Pope Francis Betori brought in Cardinal Ennio Antonelli, his predecessor as archbishop of Florence and then president from 2008 to 2012 of the pontifical council for the family, an authority on the subject.

Antonelli laid down instructions in perfect continuity with the magisterium of the preceding popes, and therefore ruled out communion for the divorced and remarried who live “more uxorio.” And he kept this ban in place despite the fact that a few days before, in the diocese of Rome, cardinal vicar Agostino Vallini had given the go-ahead for communion with the approval of Francis:

> In Rome Yes, In Florence No. Here’s How “Amoris Laetitia” Is Dividing the Church

After which, once a month, Betori has been bringing in other speakers, to illustrate one after the other the various chapters of “Amoris Laetitia.”

But to whom should be entrusted, on March 25, the task of laying down the guidelines for interpreting the eighth chapter, the most controversial one?

To Monsignor Basilio Petrà, president of the Italian moral theologians, who is one of the most fervent supporters of the go-ahead on communion for the divorced and remarried.

In an extensive commentary on the synodal exhortation published last April in the magazine “Il Regno,” Petrà even declared it “unnecessary” to consult a priest and the sacramental internal forum, meaning confession, in order to “discern” if a divorced and remarried person may receive communion.

He wrote:

“The enlightened faithful could reach the decision that in his case there is no need for confession.”

And he explained:

“It is [in fact] entirely possible that a person may not have the adequate moral awareness and/or may not have the freedom to act differently, and that, in spite of doing something considered objectively grave, may not be committing a grave sin in the moral sense and therefore may not have the duty to confess in order to receive the Eucharist. ‘Amoris Laetitia’ at no. 301 clearly alludes to this doctrine.”

As if to say: everyone free to do it himself, whether he be “enlightened” or unaware.

March 25 is a couple of months away. And from now until then, for the clergy and faithful what should continue to apply is the “no” dictated and substantiated by Cardinal Antonelli.

But after March 25 the “yes” will also have official status. In the same diocese. And it comes as a surprise that “dubia” should then emerge over the clarity of “Amoris Laetitia”?

(English translation by Matthew Sherry, Ballwin, Missouri, U.S.A.)
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19 gennaio 2017
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19 gen
« Sí » o « no » para mí están a la par. En Florencia, « Amoris laetitia » funciona así

Firenze

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La de los obispos de Malta es sólo la última de las instrucciones que algunos obispos han entregado a sus respectivas diócesis, sobre cómo interpretar y poner en práctica « Amoris laetitia ».

Instrucciones con frecuencia contradictorias entre ellas, razón por la cual en una diócesis se admite la comunión a los divorciados que se han vuelto a casar y que viven « more uxorio » [como esposo y esposa], mientras que no se la admite en otra diócesis quizás vecina o próxima.

Pero hay más todavía. Sucede inclusive que en algunas diócesis se admite oficialmente tanto el « sí » como el « no », los dos juntos.

Éste es el caso, por ejemplo, de la arquidiócesis de Florencia.

Aquí el arzobispo, el cardenal Giuseppe Betori, hizo recorrer un « camino diocesano de formación » para instruir a los sacerdotes y fieles sobre la correcta lectura de « Amoris laetitia ».

En la primera etapa del recorrido, el pasado 8 de octubre, para una introducción general al documento del papa Francisco, Betori llamó al cardenal Ennio Antonelli, su predecesor como arzobispo de Florencia y luego presidente, desde el 2008 al 2012, del Pontificio Consejo para la Familia, toda una autoridad en la materia.

Antonelli dictó instrucciones en perfecta continuidad con el magisterio de los Papas anteriores, en consecuencia, excluyendo la comunión a los divorciados que se han vuelto a casar y que viven « more uxorio ». Y mantuvo firme esta prohibición, a pesar que pocos días antes, en Roma, el cardenal vicario Agostino Vallini había dado vía libre a la comunión, con la aprobación de Francisco:

> En Roma sí, en Florencia no. He aquí cómo « Amoris laetitia » divide a la Iglesia

Después de esto, una vez al mes, Betori ha llamado y está llamando a otros expositores, para que uno tras otro expliquen los distintos capítulos de « Amoris laetitia ».

¿Pero a quién confiará, el 25 de marzo, la tarea de dictar las líneas-guía para la interpretación del capítulo octavo, el más controvertido [de todos]?

A monseñor Basilio Petrà, presidente de los teólogos moralistas italianos, es decir, a uno de los más fervientes partidarios del vía libre para la comunión a los divorciados que se han vuelto a casar.

En un amplio comentario a la exhortación sinodal, publicado el pasado mes de abril en la revista « Il Regno », Petrà incluso excluyó como « no necesario » el confiarse al sacerdote y al fuero interno sacramental, es decir, a la confesión, para « discernir » si un divorciado que se ha vuelto a casar puede recibir la comunión.

Escribió:

« El fiel iluminado podría llegar a la decisión que en su caso no existe la necesidad de la confesión ».

Y lo explicó:

« Es [en efecto] totalmente posible que una persona no tenga la adecuada conciencia moral y/o no tenga libertad para obrar en forma distinta y que, aún haciendo algo considerado objetivamente grave, no cometa un pecado grave en sentido moral y, en consecuencia, no tenga la obligación de confesarse para acceder a la Eucaristía. ‘Amoris laetitia’, en el n. 301, alude claramente a esta doctrina ».

Es como decir: cada uno es libre de obrar por sí, por más « iluminado » o inconsciente que sea.

Para el 25 de marzo faltan un par de meses. De aquí hasta entonces para el clero y los fieles de Florencia debería seguir teniendo valor el « no » dictado y argumentado por el cardenal Antonelli.

Pero después del 25 de marzo también el « sí » tendrá valor oficial. En la misma diócesis. ¿Quién se sorprende si después surgen « dubia » respecto a la claridad de « Amoris laetitia »?

(Traducción en español de José Arturo Quarracino, Temperley, Buenos Aires, Argentina)
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19 gennaio 2017
Español
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18 gen
L’altra metà del cielo. Le donne che fabbricarono San Pietro

Fabbrica

In quel suo capolavoro che è il saggio « Il Sovrano Pontefice » il grande storico della Chiesa Paolo Prodi mostrò come nel XVI secolo la monarchia papale anticipò la struttura degli Stati dell’Europa moderna.

Ma ora è uscito un libro che per la prima volta documenta come la Chiesa di Roma ha anticipato la modernità anche nel campo dell’edilizia. La costruzione della nuova basilica di San Pietro, dal Cinquecento in poi, non ha prodotto solo un incomparabile monumento dell’arte cristiana, ma ha anche introdotto e sperimentato pratiche costruttive di assoluta avanguardia, sotto il profilo tecnico e soprattutto umano: dalla sicurezza sul cantiere a una sorta di welfare aziendale per i lavoratori e le loro famiglie.

La copertina del volume ritrae l’incoronazione di papa Sisto V sullo sfondo di una basilica di San Pietro ancora con la vecchia facciata, ma con la nuova grandiosa cupola che già dietro si innalza.

Ha appunto il nome di « Fabbrica di San Pietro » l’istituto che governò da principio la costruzione della nuova basilica. E che è tuttora in vita, trattandosi di un’impresa praticamente senza fine.

Ed è da questa « Fabbrica » che prende il titolo il volume, curato dalle due responsabili dell’Archivio Storico della Fabbrica di San Pietro in Vaticano:

> Assunta Di Sante e Simona Turriziani (a cura di), « Quando la Fabbrica costruì San Pietro. Un cantiere di lavoro, di pietà cristiana e di umanità, XVI-XIX secolo », Il Formichiere, Foligno, 2016, pp. 592, euro 35.

Il libro ha un apparato scientifico di prim’ordine, eppure è avvincente come pochi. Specialmente in quella sorprendente sequenza di saggi che illustrano il grande ruolo esercitato nel cantiere dalle donne, attive già dal XVI secolo e in posizioni anche di spicco, come « tagliatrici di pietre dure, vetrare, ferrare, fornaciare, cristallare, indoratrici e capatrici di smalti per i mosaici ».

Basta scorrere i titoli dei saggi centrali del volume per intuirne la novità:

– « L’altra metà del cielo. Le donne nel cantiere petriano », di Simona Turriziani;
– « Francesca Bresciani tagliatrice di lapislazzuli per il tabernacolo di Bernini ‘che si fa del Santissimo in S. Pietro' », di Assunta Di Sante e Sante Guido;
– « ‘Ad uso di sua arte’: Giovanna Jafrate vetrara della Fabbrica di San Pietro », di Nicoletta Marconi;
– « Le sorelle Palombi ‘ferrare’ della Fabbrica di San Pietro », di Giovanna Marchei;
– « Spunti per una breve storia al femminile della Fabbrica di San Pietro. ‘Capatrici e fornaciare’ degli smalti per il mosaico », di Paola Torniai.

Ma poi c’è nel libro molto altro d’interessante e d’inaspettato: dai salari, tra i più alti d’Europa, con cui venivano pagati i lavoranti, alle « allegrezze » per festeggiare le tappe della costruzione con « danze, brindisi e pranzetti »; dalle provvidenze per prevenire e soccorrere gli infortuni sul cantiere alle opere di carità che fiorivano attorno alla Fabbrica.

Una lettura da non perdere, per chi vuol capire a fondo nascita, vita e miracoli della basilica che sorge nel cuore della cristianità, sulla tomba dell’apostolo Pietro.

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18 gennaio 2017
Senza Categoria
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16 gen
I dubbi del papa e le certezze del cardinale Caffarra

Caffarra

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Tra i quattro cardinali che hanno chiesto a papa Francesco di fare chiarezza su cinque « dubia » generati da « Amoris laetitia », Carlo Caffarra è quello a cui lo stesso Jorge Mario Bergoglio ha manifestato più volte la sua stima, tra l’atro chiamandolo a partecipare ai due sinodi sulla famiglia.

A maggior ragione fa quindi impressione la schiettezza, la « parresìa », con cui Caffarra si esprime nei confronti del papa – pur nel pieno rispetto verso di lui – nella prima grande intervista da lui data dopo la pubblicazione dei « dubia ».

L’intervista, raccolta da Matteo Matzuzzi, è uscita sabato 14 gennaio sul quotidiano « Il Foglio »:

> Caffarra: « Solo un cieco può negare che nella Chiesa ci sia grande confusione »

Il cardinale Caffarra, 78 anni, è arcivescovo emerito di Bologna ed è teologo di riconosciuto valore, specializzato proprio nelle questioni sollevate dai « dubia ». Dal 1981 al 1995 fu preside del Pontificio Istituto Giovanni Paolo II per studi su matrimonio e famiglia.

L’intervista è tutta da leggere. Anche perché potrebbe segnare una svolta nella controversia in atto nella Chiesa tra le diverse ed opposte interpretazioni di « Amoris laetitia », fino forse ad indurre papa Francesco a rompere il silenzio fin qui da lui mantenuto.

Quella che segue è un’antologia di ciò che ha detto il cardinale nell’intervista, che è lunga cinque volte tanto.

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CAFFARRA: « PERCHÉ ABBIAMO SCRITTO AL PAPA »

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Esiste per noi cardinali il dovere grave di consigliare il Papa nel governo della Chiesa. È un dovere, e i doveri obbligano.

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Solo un cieco può negare che nella Chiesa esiste una grande confusione, incertezza, insicurezza causate da alcuni paragrafi di « Amoris laetitia ». In questi mesi sta accadendo che sulle stesse questioni fondamentali riguardanti l’economia sacramentale – matrimonio, confessione ed eucaristia – e la vita cristiana, alcuni vescovi hanno detto A, e altri hanno detto il contrario di A. Con l’intenzione di interpretare bene gli stessi testi.

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C’era un solo modo per venirne a capo: chiedere all’autore del testo interpretato in due maniere contraddittorie qual è l’interpretazione giusta. Non c’è altra via. Si poneva, di seguito, il problema del modo con cui rivolgersi al Pontefice. Abbiamo scelto una via molto tradizionale nella Chiesa, i cosiddetti « dubia ». […] Così si è fatto in modo privato, e solo quando abbiamo avuto la certezza che il Santo Padre non avrebbe risposto, abbiamo deciso di pubblicare.

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Il problema è esattamente questo: che su dei punti fondamentali non si capisce bene che cosa il Papa insegna, come dimostra il conflitto di interpretazioni fra vescovi. Noi vogliamo essere docili al magistero del Papa, però il magistero del Papa deve essere chiaro.

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La divisione, già esistente nella Chiesa, è la causa della lettera [dei quattro cardinali al Papa – ndr], non il suo effetto.

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Pensare una prassi pastorale non fondata e radicata nella dottrina significa fondare e radicare la prassi pastorale sull’arbitrio. Una Chiesa con poca attenzione alla dottrina non è una Chiesa più pastorale, ma è una Chiesa più ignorante.

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L’evoluzione della dottrina ha sempre accompagnato il pensiero cristiano. [Ma] se c’è un punto chiaro, è che non c’è evoluzione laddove c’è contraddizione. Se io dico che S è P e poi dico che S non è P, la seconda proposizione non sviluppa la prima ma la contraddice. Già Aristotele aveva giustamente insegnato che enunciare una proposizione universale affermativa (ad esempio: ogni adulterio è ingiusto) e allo stesso tempo una proposizione particolare negativa avente lo stesso soggetto e predicato (ad esempio: qualche adulterio non è ingiusto), non si fa un’eccezione alla prima. La si contraddice.

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Il ministro dell’eucaristia (di solito il sacerdote) può dare l’eucaristia a una persona che vive « more uxorio » con una donna o con uomo che non è sua moglie o suo marito, e non intende vivere nella continenza? […] « Amoris laetitia » ha insegnato che, date certe circostanze precise e fatto un certo percorso, il fedele potrebbe accostarsi all’eucaristia senza impegnarsi alla continenza? Ci sono vescovi che hanno insegnato che si può. Per una semplice questione di logica, si deve allora anche insegnare che l’adulterio non è in sé e per sé male.

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La coscienza è il luogo dove ci incontriamo e scontriamo con la colonna portante della modernità. […] Chi ha visto questo in maniera lucidissima è stato il beato John Henry Newman. Nella famosa Lettera al duca di Norfolk, dice: […] « Al tempo nostro ferve una guerra accanita, direi quasi una specie di cospirazione contro i diritti della coscienza ». Più avanti aggiunge che « nel nome della coscienza si distrugge la vera coscienza ».

Ecco perché fra i cinque « dubia » il dubbio numero cinque [quello sulla coscienza – ndr] è il più importante. C’è un passaggio di « Amoris laetitia », al n. 303, che non è chiaro; sembra – ripeto: sembra – ammettere la possibilità che ci sia un giudizio vero della coscienza (non invincibilmente erroneo; questo è sempre stato ammesso dalla Chiesa) in contraddizione con ciò che la Chiesa insegna come attinente al deposito della divina Rivelazione. Sembra. E perciò abbiamo posto il dubbio al Papa.

Newman dice che « se il Papa parlasse contro la coscienza presa nel vero significato della parola, commetterebbe un vero suicidio, si scaverebbe la fossa sotto i piedi ». Sono cose di una gravità sconvolgente. Si eleverebbe il giudizio privato a criterio ultimo della verità morale. Non dire mai a una persona: « Segui sempre la tua coscienza », senza aggiungere sempre e subito: « Ama e cerca la verità circa il bene ». Gli metteresti nelle mani l’arma più distruttiva della sua umanità.
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16 gennaio 2017
Italiano
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16 gen
The Doubts of the Pope and Cardinal Caffarra’s Certainties

Caffarra

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Among the four cardinals who have asked Pope Francis to bring clarity to the five “dubia” generated by “Amoris Laetitia,” Carlo Caffarra is the one for whom Jorge Mario Bergoglio himself has repeatedly shown his esteem, among other ways by calling him to participate in the two synods on the family.

This makes it all the more striking how frankly, with what “parrhesia” Caffarra expresses himself in regard to the pope – albeit with full respect for him – in the first big interview he has given since the publication of the “dubia.”

The interview, conducted by Matteo Matzuzzi, came out on Saturday, January 14 in the newspaper « Il Foglio »:

> Caffarra: « Solo un cieco può negare che nella Chiesa ci sia grande confusione »

In English:

> « Only a blind man can deny that there is great confusiuon in the Church »

Cardinal Caffarra, 78, is archbishop emeritus of Bologna and a theologian of acknowledged expertise, who has specialized precisely in the questions raised by the “dubia.” From 1981 to 1995, he was head of the Pontifical John Paul II Institute for Studies on Marriage and Family.

The whole interview is a must-read. In part because it could signal a turning point in the controversy underway in the Church between the different and opposing interpretations of “Amoris Laetitia,” perhaps to the point of inducing Pope Francis to break the silence he has maintained so far.

The following is an overview of what the cardinal said in the interview, which is five times as long.

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CAFFARRA: “WHY WE WROTE TO THE POPE”

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We cardinals have the grave duty of advising the pope in the governance of the Church. It is a duty, and duties are obligatory.

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Only a blind man could deny that in the Church there is great confusion, uncertainty, insecurity caused by some paragraphs of “Amoris Laetitia.” In recent months it has been happening that on the same fundamental questions concerning the sacramental economy – marriage, confession, and Eucharist – and Christian life, some bishops have said A, and others have said the opposite of A. With the intention of giving a good interpretation of the same texts.

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There is only one way to get to the bottom of this: to ask the author of the text that has been interpreted in two contradictory ways what is the correct interpretation. There is no other way. Next came the problem of the way in which to approach the pope. We chose a way that is very traditional in the Church, what are called “dubia.” […] This was done in a private manner, and only when we were certain that the Holy Father would not respond did we decide to publish.

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The problem is precisely this: that on fundamental points there is not a good understanding of what the pope is teaching, as demonstrated by the conflict of interpretations among bishops. We want to be docile to the pope’s magisterium, but the pope’s magisterium must be clear.

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The division already existing in the Church is the cause of the letter [of the four cardinals to the pope – editor’s note], not its effect.

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To conceive a pastoral practice not founded and rooted in doctrine means founding and rooting pastoral practice on inclination. A Church that pays little attention to doctrine is not a more pastoral Church, but a more ignorant Church.

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The evolution of doctrine has always accompanied Christian thought. [But} if there is one clear point, it is that there is no evolution where there is contradiction. If I say that S is P and then I say that S is not P, the second proposition does not develop the first, but contradicts it. Already Aristotle had correctly taught that enunciating a universal affirmative principle (for example: all adultery is wrong) and at the same time a particular negative proposition having the same subject and predicate (for example: some adultery is not wrong), this is not making an exception to the former. It is contradicting it.

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Can the minister of the Eucharist (usually the priest) give the Eucharist to a person who lives “more uxorio” with a woman or a man who is not the wife or husband, and does not intend to live in continence? […] Has “Amoris Laetitia” taught that, given certain specific circumstances and after going through a certain process, the faithful could receive the Eucharist without resolving to live in continence? There are bishops who have taught that this is possible. By a simple deduction of logic, one must therefore also teach that adultery is not evil in itself and of itself.

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Conscience is the place where we come up against the central pillar of modernity. […] One who saw this in the most lucid manner imaginable was Blessed John Henry Newman. In the famous letter to the duke of Norfolk, he says: “All through my day there has been a resolute warfare, I had almost said conspiracy against the rights of conscience.” Further ahead he adds that in the name of conscience, true conscience is destroyed.

This is why among the five “dubia” doubt number five [the one on conscience – editor’s note] is the most important. There is a passage in “Amoris Laetitia,” at no. 303, that is not clear; it seems – I repeat: it seems – to admit the possibility that there may be a true judgment of conscience (not invincibly erroneous; this has always been admitted by the Church) in contradiction with that which the Church teaches as having to do with the deposit of divine Revelation. It seems. And that is why we raised the doubt with the pope.

Newman says that “did the Pope speak against Conscience in the true sense of the word, he would commit a suicidal act. He would be cutting the ground from under his feet.” These are matters of breathtaking gravity. Private judgment would be raised up as the ultimate criterion of moral truth. Never say to a person: “Always follow your conscience,” without always and immediately adding: “Love and seek the truth about the good.” You would be putting into his hands the weapon most destructive of his humanity.

(English translation by Matthew Sherry, Ballwin, Missouri, U.S.A.)
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16 gennaio 2017
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16 gen
Las dudas del Papa y las certezas del cardenal Caffarra

Caffarra

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Entre los cuatro cardenales que han pedido al papa Francisco que clarifique las cinco « dubia » generadas por « Amoris laetitia », Carlo Caffarra es a quien el mismo Jorge Mario Bergoglio ha manifestado muchas veces su estima, entre otras cosas al llamarlo a participar en los dos sínodos sobre la familia.

Con mayor razón entonces impresiona la franqueza, la « parresìa » con la que se expresa en contra del Papa – aunque con pleno respeto hacia él – en la primera gran entrevista concedida por Caffarra luego de la publicación de las « dubia ».

La entrevista, llevada a cabo por Matteo Matzuzzi, fue publicada el sábado 14 de enero en el diario « Il Foglio »:

> Caffarra: « Solo un cieco può negare che nella Chiesa ci sia grande confusione »

El cardenal Caffarra, de 78 años de edad, es arzobispo emérito de Bolonia y es un teólogo de reconocido valor, especializado precisamente en las cuestiones suscitadas por las « dubia ». Desde 1981 a 1995 fue presidente del Pontificio Instituto Juan Pablo II para los estudios sobre el matrimonio y la familia.

La entrevista debe ser leída en su totalidad. También porque podría lograr un avance en la controversia en curso en la Iglesia, entre las interpretaciones diferentes y opuestas de « Amoris laetitia », quizás hasta inducir al papa Francisco a romper el silencio que ha mantenido hasta aquí.

La que sigue es una antología de lo que dijo el cardenal en la entrevista, que es cinco veces más larga.

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CAFFARRA: « POR QUÉ HEMOS ESCRITO AL PAPA »

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Para nosotros los cardenales existe el grave deber de aconsejar al Papa en el gobierno de la Iglesia. Es un deber, y los deberes obligan.

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Sólo un ciego puede negar que en la Iglesia existe una gran confusión, incertidumbre e inseguridad causadas por algunos parágrafos de « Amoris laetitia ». En estos meses está sucediendo que sobre las mismas cuestiones fundamentales respecto a la economía sacramental – matrimonio, confesión y eucaristía – y la vida cristiana, algunos obispos han dicho A, mientras que otros han dicho lo contrario de A. Con la intención de interpretar bien los mismos textos.

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Sólo había un modo de afrontar esas cuestiones: pedir al autor del texto interpretado en dos maneras contradictorias cuál es la interpretación justa. No hay otro camino. Se planteó, inmediatamente, el problema del modo en el cual dirigirse al Pontífice. Elegimos un camino muy tradicional en la Iglesia, las llamadas « dubia ». […] Por eso se hizo en forma privada, y sólo cuando tuvimos la certeza que el Santo Padre no respondería, decidimos hacerlas públicas.

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El problema es exactamente éste: que hay puntos fundamentales en los que no se entiende bien qué enseña el Papa, tal como demuestra el conflicto de interpretación entre los obispos. Queremos ser dóciles al magisterio del Papa, pero el magisterio del Papa debe ser claro.

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La división ya existente en la Iglesia es la causa de la carta [de los cuatro cardenales al Papa – ndr], no es su efecto.

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Pensar una praxis pastoral no fundamentada y no arraigada en la doctrina significa fundamentar y arraigar la praxis pastoral sobre la base del arbitrio. Una Iglesia que presta poca atención a la doctrina no es una Iglesia más pastoral, sino una Iglesia más ignorante.

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La evolución de la doctrina acompañó siempre al pensamiento cristiano. [Pero] si hay un punto claro, es que no hay evolución allí donde hay contradicción. Si digo que S es P y luego digo que S no es P, la segunda proposición no desarrolla la primera sino que la contradice. Ya Aristóteles había enseñado justamente que enunciar una proposición universal afirmativa (por ejemplo: todos los adulterios son injustos) y al mismo tiempo una proposición particular negativa que tuviera el mismo sujeto y predicado (por ejemplo: algún adulterio no es injusto), no constituye una excepción a la primera, la contradice.

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¿El ministro de la Eucaristía (habitualmente el sacerdote) puede dar la comunión a una persona que vive « more uxorio » con una mujer o con un hombre que no es su esposa o su marido, y no intenta vivir en la continencia? […] ¿ »Amoris laetitia » ha enseñado que, dadas ciertas circunstancias precisas y llevado a cabo un cierto recorrido, el fiel podría acercarse a la Eucaristía sin comprometerse a la continencia? Hay obispos que han enseñado que se puede. Por una simple cuestión de lógica, se debe entonces enseñar que el adulterio no es en sí y por sí malo.

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La conciencia es el lugar donde nos encontramos y tropezamos con la columna vertebral de la modernidad. […] El que ha visto esto en forma muy lúcida fue el beato John Henry Newman. En su famosa Carta al duque de Norfolk dice: […] « En nuestra época bulle una guerra feroz, diría casi una especie de conspiración contra los derechos de la conciencia ». Más adelante agrega que « en nombre de la conciencia se destruye la verdadera conciencia ».

Ese es el motivo por el cual entre las cinco « dubia » la duda número cinco [la que se refiere a la conciencia – ndr] es la más importante. Hay un pasaje de « Amoris laetitia », en el parágrafo n. 303, que no es claro; parece – repito: parece – admitir la posibilidad que haya un juicio verdadero de la conciencia (no invenciblemente erróneo; esto ha sido admitido siempre por la Iglesia) en contradicción con lo que la Iglesia enseña como atinente al depósito de la Revelación divina. Parece. Por eso hemos planteado la duda al Papa.

Newman dice que « si el Papa hablara contra la conciencia, entendida en el verdadero significado de la palabra, cometería un verdadero suicidio, cavaría una fosa bajo sus pies ». Son cuestiones de una gravedad perturbadora. El juicio privado sería elevado a criterio último de la verdad moral. No decir jamás a una persona “sigue siempre tu conciencia”, sin agregar siempre y rápidamente “ama y busca la verdad acerca del bien”. Se le pondría en las manos el arma más destructiva de su humanidad.

(Traducción en español de José Arturo Quarracino, Temperley, Buenos Aires, Argentina)
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16 gennaio 2017
Español
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14 gen
« Amoris laetitia ». La navicella di Malta si unisce alla flotta del papa

Malta

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> Tutti gli articoli di Settimo Cielo in italiano

*

«Qualora come esito del processo di discernimento, compiuto con « umiltà, riservatezza, amore alla Chiesa e al suo insegnamento, nella ricerca sincera della volontà di Dio e nel desiderio di giungere ad una risposta più perfetta ad essa » (Amoris laetitia, 300), una persona separata o divorziata che vive una nuova unione arriva – con una coscienza formata e illuminata – a riconoscere e credere di essere in pace con Dio, non le potrà essere impedito di accostarsi ai sacramenti della riconciliazione e dell’eucaristia (cfr. Amoris laetitia, nota 336 e 351)».

In breve: sì alla comunione ai divorziati risposati che vivono more uxorio.

È questo il punto chiave delle istruzioni che i vescovi di Malta e di Gozo, Charles Jude Scicluna e Mario Grech, hanno dato il 13 gennaio ai loro sacerdoti, per la messa in pratica del controverso capitolo VIII di « Amoris laetitia », istruzioni tradotte integralmente in italiano su « L’Osservatore Romano » del 14 gennaio:

> Criteria for the Application of Chapter Eight of « Amoris Lætitia »

Non sono molti, finora, i vescovi che da soli o in gruppo hanno dato ai loro sacerdoti analoghe istruzioni sull’esortazione sinodale. Con orientamenti tra loro discordanti.

Ad esempio, per il no alla comunione ai divorziati risposati che vivono more uxorio si sono pronunciati negli Stati Uniti l’arcivescovo di Philadelphia Charles J. Chaput e in Italia il cardinale Ennio Antonelli, chiamato dall’arcivescovo di Firenze Giuseppe Betori a istruire i sacerdoti della sua diocesi.

Mentre per il sì si sono pronunciati il cardinale vicario di Roma Agostino Vallini e i vescovi della regione di Buenos Aires, in entrambi i casi con l’approvazione personale di papa Francesco, negli Stati Uniti il vescovo di San Diego Robert W. McElroy e ora nell’isola di Malta i vescovi Scicluna e Grech.

E sia gli uni che gli altri hanno sostenuto le rispettive posizioni sulla base di quanto hanno trovato scritto in « Amoris laetitia »: prova lampante che i « dubia » sollevati pubblicamente da quattro cardinali con la richiesta a papa Francesco di « fare chiarezza » non sono affatto campati per aria.

Se quindi il papa non risponde ai « dubia » è perché lui per primo vuole questa pluralità di interpretazioni e di applicazioni, tutte appellantisi a una scrittura di « Amoris laetitia » volutamente ambigua, e quindi aperta a più di una lettura.

Quale sia, poi, la lettura che il papa preferisce è certissimo. È quella che ammette la comunione ai divorziati risposati che vivono more uxorio. Che è esattamente ciò che si ricava da una lettura « ingenua » dell’esortazione postsinodale stessa, dove questa ammissione non è scritta da nessuna parte « apertis verbis » ma è fatta abbondantemente intuire in forma allusiva.

Non è un caso che i vescovi di Malta, quando arrivano a scrivere – come nel paragrafo qui riportato all’inizio – che ai divorziati risposati che vivono more uxorio « non potrà essere impedito di accostarsi ai sacramenti della riconciliazione e dell’eucaristia », non trovino altra citazione adatta di « Amoris laetitia » se non in due sibilline note a piè di pagina, che Francesco ha persino detto, una volta, di non ricordare.

Ma appunto, sono tali e tante le citazioni di « Amoris laetitia » incluse nell’istruzione dei vescovi maltesi, che c’è da pensare che la loro sia effettivamente una fedele interpretazione « sine glossa » dell’esortazione.

*

Sono intanto cresciute di due, rispetto all’ultimo conteggio di Settimo Cielo, le prese di posizione sui « dubia », da parte di cardinali e vescovi.

A sostegno dei « dubia » si è pronunciato il cardinale sudafricano Wilfrid Fox Napier, arcivescovo di Durban.

Mentre contro si è pronunciato il cardinale Lorenzo Baldisseri, segretario generale del sinodo dei vescovi, in un’intervista a « L’Osservatore Romano » del 12 gennaio:

« Sono state già fornite diverse risposte. Si sono espresse anche persone competenti per il loro ruolo e la oro autorità. […] Non penso che ci sia bisogno di aggiungere altro, se non ribadire che tutte le risposte che si richiedono sono già contenute nel testo della stessa esortazione apostolica ».
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14 gennaio 2017
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14 gen
« Amoris Laetitia ». Malta’s Sailboat Joins the Papal Fleet

Malta

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«If, as a result of the process of discernment, undertaken with « humility, discretion and love for the Church and her teaching, in a sincere search for God’s will and a desire to make a more perfect response to it » (AL 300), a separated or divorced person who is living in a new relationship manages, with an informed and enlightened conscience, to acknowledge and believe that he or she are at peace with God, he or she cannot be precluded from participating in the sacraments of Reconciliation and the Eucharist (see AL, notes 336 and 351).»

In brief: yes to communion for the divorced and remarried who live more uxorio.

This is the key point of the instructions that the bishops of Malta and Gozo, Charles Jude Scicluna and Mario Grech, gave to their priests on January 13, for the application of the controversial chapter VIII of « Amoris Laetitia »:

> Criteria for the Application of Chapter Eight of « Amoris Lætitia »

So far not many bishops, whether alone or in groups, have given their priests similar instructions on the synodal exhortation. With conflicting viewpoints.

For example, the ‘no’ to communion for the divorced and remarried who live more uxorio has been supported in the United States by Philadelphia archbishop Charles J. Chaput and in Italy by Cardinal Ennio Antonelli, called in by the archbishop of Florence, Giuseppe Betori, to educate the priests of his diocese.

While the ‘yes’ has been backed by cardinal vicar of Rome Agostino Vallini and by the bishops of the region of Buenos Aires, in both cases with the personal approval of Pope Francis, in the United States by San Diego bishop Robert W. McElroy, and now, on the island of Malta, by bishops Scicluna and Grech.

And both sides have supported their respective positions based on what they have found written in « Amoris Laetitia »: glaring proof that the « dubia » raised publicly by four cardinals with the request that Pope Francis “bring clarity » are by no means castles in the air.

So if the pope does not respond to the « dubia » it is because right from the start he wanted this plurality of interpretations and applications, all of them appealing to a composition of « Amoris Laetitia » that is deliberately ambiguous, and thus open to more than one interpretation.

Now, which interpretation the pope prefers is absolutely certain. It is the one that admits communion for the divorced and remarried who live more uxorio. Which is exactly what one gets from a « naive » interpretation of the post-synodal exhortation, where this admission is not written anywhere « apertis verbis » but is made obvious by allusive means.

It is no coincidence that the bishops of Malta, when they go so far as to write that the divorced and remarried who live more uxorio « cannot be precluded from participating in the sacraments of Reconciliation and the Eucharist » can find no suitable quote from « Amoris Laetitia » other than two cryptic footnotes, which on one occasion Francis even said he did not remember.

But in fact, there are so many quotes from « Amoris Laetitia » in the instruction of the Maltese bishops that it leads one to think that theirs is actually a faithful “sine glossa” interpretation of the exhortation.

*

In the meantime, since Settimo Cielo last tallied the stances on the “dubia” among the cardinals and bishops, two more positions have been formulated.

Support for the « dubia » has been expressed by South African cardinal Wilfrid Fox Napier, archbishop of Durban.

While speaking out against it is Cardinal Lorenzo Baldisseri, secretary general of the synod of bishops, in an interview with « L’Osservatore Romano » on January 12:

“Various responses have already been provided. And persons who are qualified by their roles and authority have made statements. […] I do not think that anything else needs to be added, except to reiterate that all the responses that are required are already contained in the text of the apostolic exhortation itself.”

(English translation by Matthew Sherry, Ballwin, Missouri, U.S.A.)
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14 gennaio 2017
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14 gen
« Amoris laetitia ». La góndola de Malta se une a la flota del Papa

Malta

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«Si como resultado del proceso de discernimiento, llevado a cabo con « humildad, reserva, amor a la Iglesia y a su enseñanza, en la búsqueda sincera de la voluntad de Dios y con el deseo de alcanzar una respuesta a ella más perfecta » (Amoris laetitia, 300), una persona separada o divorciada que vive una nueva unión llega – con una conciencia formada e iluminada – a reconocer y a creer estando en paz con Dios, no se le podrá impedir acercarse a los sacramentos de la reconciliación y de la eucaristía (cfr. Amoris laetitia, notas 336 y 351)».

En síntesis: sí a la comunión para los divorciados que se han vuelto a casar y viven more uxorio.

Éste es el punto clave de las instrucciones que los obispos de Malta y de Gozo, Charles Jude Scicluna y Mario Grech, han dado el 13 de enero a sus sacerdotes, para la aplicación del controvertido capítulo VIII de « Amoris laetitia »:

> Criteria for the Application of Chapter Eight of « Amoris Lætitia »

Hasta ahora, no son muchos los obispos que por sí mismos o en grupo han dado a sus sacerdotes instrucciones similares sobre la exhortación sinodal. Con orientaciones discordantes entre ellos.

Por ejemplo, por el no a la comunión a los divorciados que se han vuelto a casar y que viven more uxorio se han pronunciado en Estados Unidos el arzobispo de Filadelfia, Charles J. Chaput, y en Italia el cardenal Ennio Antonelli, llamado por el arzobispo de Florencia, Giuseppe Betori, para instruir a los sacerdotes de su diócesis.

Mientras que por el sí se han pronunciado el cardenal vicario de Roma, Agostino Vallini, y los obispos de la región de Buenos Aires, en ambos casos con la aprobación personal del papa Francisco, en Estados Unidos el obispo de San Diego, Robert W. McElroy, y ahora en la isla de Malta los obispos Scicluna y Grech.

Tanto unos como otros han sostenido sus respectivas posiciones basados en lo que han encontrado escrito en « Amoris laetitia »: prueba evidente que las « dubia » expuestas públicamente por cuatro cardenales con el pedido al Papa que « clarifique » no son en absoluto infundadas.

Si entonces el Papa no responde a las « dubia » es porque él ante todo quiere esta pluralidad de interpretaciones y de aplicaciones, todas ellas apelando a una redacción de « Amoris laetitia » voluntariamente ambigua, por eso mismo abierta a más de una lectura.

Cuál es, entonces, la lectura que el Papa prefiere es indudablemente cierta: es la que admite la comunión a los divorciados que se han vuelto a casar y que viven more uxorio. Lo cual es exactamente lo que se deriva de una lectura « ingenua » de la exhortación post-sinodal, en la que esta admisión no está escrita en ninguna parte « apertis verbis », pero que se intuye abundantemente en forma alusiva.

No es casualidad que los obispos de Malta, cuando llegan a escribir que a los divorciados que se han vuelto a casar y que viven more uxorio « no se les podrá impedir que se acerquen a los sacramentos de la reconciliación y de la eucaristía » no encuentran otra cita tomada de « Amoris laetitia » si no en dos sibilinas notas a pie de página, de las que incluso Francisco dijo alguna vez que no recordaba.

Pero justamente son tantas las citas de « Amoris laetitia » incluidas en la instrucción de los obispos malteses, que hay que pensar que la suya es efectivamente una fiel interpretación « sine glossa » de la exhortación.

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Entre tanto, respecto al último conteo de Settimo Cielo, se han agregado dos tomas de posición sobre las « dubia », por parte de cardenales y obispos.

En apoyo de las « dubia » se ha pronunciado el cardenal sudafricano Wilfrid Fox Napier, arzobispo de Durban.

Mientras que en contra de las « dubia » se ha pronunciado el cardenal Lorenzo Baldisseri, secretario general del sínodo de los obispos, en una entrevista publicada el 12 de enero en « L’Osservatore Romano »:

« Ya se proporcionaron diferentes respuestas. También se han expresado personas competentes por su rol y por su autoridad. […] No pienso que haya necesidad de agregar otra, excepto reiterar que todas las respuestas que se piden ya están contenidas en el texto de la misma exhortación apostólica ».

(Traducción en español de José Arturo Quarracino, Temperley, Buenos Aires, Argentina)

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